Le Azioni Performano Meglio delle Obbligazioni?
Chiunque cerchi di farsi strada nel mondo degli investimenti si è imbattuto in questo consiglio fondamentale: “Nel lungo periodo, i rendimenti azionari superano quelli dei Buoni Ordinari del Tesoro (obbligazioni governative a breve scadenza)” In finanza, questo concetto prende il nome di Equity Risk Premium. Ovvero, quella compensazione extra che un investitore richiede oltre a un tasso di mercato privo di rischio al fine di assumersi onori e oneri derivanti dall’essere proprietario di un’azienda invece che semplice creditore di un governo. Si tratta di un assioma ormai consolidato, parte essenziale della saggezza degli investimenti e fondamento di teorie come il Capital Asset Pricing Model e la Modern Portfolio Theory. Ma questa saggezza convenzionale è valida? Oppure, come molte altre credenze tradizionali, deve essere esaminata e rivalutata?
Con l’articolo di oggi, voglio presentare i risultati di uno studio accademico pubblicato nel 2018 da Hendrik Bessembinder, il quale si pone proprio questa domanda: “Do Stocks Outperform Treasury Bills?” (Le azioni performano meglio delle obbligazioni?)
Azioni vs Obbligazioni
Nello studio i dati vengono strutturati sotto forma di panel. Bessembinder analizza la performance di circa 26000 azioni in un periodo di tempo molto lungo, dal 1926 al 2015. Ogni titolo appare nel campione per il periodo di tempo che corrisponde alla sua esistenza. Pochissimi quelli per cui sono presenti dati per tutti gli anni.
In seguito, viene confrontata la performance di ogni titolo con quella dei buoni del tesoro statunitensi a scadenza mensile, la definizione di investimento privo di rischio. I risultati? Una sorprendente maggioranza di azioni, circa il 58%, non è riuscita a superare la performance dei buoni del Tesoro a un mese nel corso della loro vita.
Ebbene sì, più della metà di tutti i titoli dello studio non è riuscita a battere il rendimento del buono del Tesoro statunitense privo di rischio. In altre parole, gli investitori nel 58% di tutti i titoli azionari dal 1926 al 2015 non hanno ottenuto alcun rendimento aggiuntivo per aver assunto il rischio di investire in una società privata. Rispetto a costoro, è andata meglio a chi si è limitato a prestare il proprio capitale al governo degli Stati Uniti.
L’Importanza dei Super-Titoli
Quindi, mentre la maggior parte dei titoli azionari ha sottoperformato i buoni del Tesoro USA, ci sono state alcune eccezioni degne di nota. Si tratta di un sottoinsieme molto piccolo di “Super Titoli”, o “Super-Performers”.
Bessembinder trova che, in aggregato, un paniere diversificato di tutte le azioni ha sovraperformato l’investimento esclusivamente in obbligazioni statunitensi. Tuttavia, l’intera creazione di valore e di ricchezza del mercato azionario a stelle e strisce nel periodo di studio è attribuibile solo al 4% delle azioni oggetto di studio. Senza queste poche stelle, come Coca Cola e McDonalds, la General Electric, la Johnson & Johnson o i giganti del settore tecnologico come Apple, Google e Amazon, il mercato azionario avrebbe in realtà sottoperformato i buoni de Tesoro.
Dunque, se il rendimento dell’azionario, in aggregato, può essere superiore a quello delle Treasury Bill, questa media è fortemente distorta da un piccolo numero di titoli super-performanti. Un gruppo ristretto di “biglietti della lotteria”, quasi impossibili da selezionare ex-ante, che producono rendimenti straordinariamente elevati.
Quest’anno sta facendo discutere il fatto che l’andamento del mercato americano sia trascinato quasi esclusivamente dal rendimento dei “Magnificent 7“. Sette titoli ad altissima capitalizzazione che in aggregato hanno prodotto circa il 92% del valore creato nel 2023. Per quanto in termini relativi potremmo assistere ad un rallentamento di questo trend, la cosa non dovrebbe fare così tanto scalpore.
L’importanza della Diversificazione
I risultati di questo studio hanno profonde implicazioni per gli investitori individuali e, in particolare, sottolineano l’importanza della diversificazione nei portafogli di investimento. Come si evince, le possibilità di scegliere i pochi Super-Titoli sono piuttosto scarse. Senza di essi, un portafoglio di singole azioni rischia di sottoperformarne uno composto di asset privi di rischio e con volatilità assente, quali, appunto, le obbligazioni a scadenza mensile. Detenere un portafoglio di azioni ampio e diversificato aumenta la probabilità che il proprio portafoglio includa questi titoli rari e ad alta performance.
La buona notizia è che rispetto al passato, raggiungere questo obiettivo è più facile grazie alla possibilità di investire in fondi comuni di investimento. O ancor meglio, in ETF.
Ripensare le Strategie di Investimento
La ricerca di Bessembinder mette in discussione la convinzione di lunga data che l’azione “media” performi meglio di asset più sicuri. Inoltre, sottolinea il fatto che i rendimenti “medi” degli indici azionari sono il frutto della performance di alcuni titoli anomali.
Scommettere produce dentro di noi un irresistibile sentimento di eccitazione. Cercare di selezionare e poi possedere un Super-titolo non è da meno. Dedicare una piccola componente del proprio portafoglio a ciò non va escluso a priori. Tuttavia, va ricordato che una strategia di investimento seria non può basarsi sul principio di giocare a fare l’indovino. Il consiglio è di stare alla larga dalle decine di (dis)servizi di “stock picking” che si trovano online e che promettono rendimenti mirabolanti basati su una presunta arte divinatoria. Sia che essa prenda il nome di analisi fondamentale sia, ancor peggio, che prenda il nome di analisi tecnica.
Nel mondo degli investimenti non esiste una strategia uguale per tutti. Gli obiettivi, la tolleranza al rischio e l’orizzonte temporale di ciascuno di noi determinerà la composizione del portafoglio ottimale. Tuttavia, la diversificazione rimane un fattore chiave per aumentare le probabilità di successo.
Riflessione sul FTSE MIB
Chiudo con una riflessione sul FTSE MIB. Ne “Il Governo dei Migliori” osservai come, negli ultimi 20 anni circa, il rendimento del mercato azionario italiano sia stato parecchio inferiore a quello dell’obbligazionario.
Oltre alle considerazioni fatte allora, aggiungo oggi un altro elemento che ha di sicuro contribuito a questo magro risultato: la mancanza di Super-Titoli tra le società quotate su Borsa Italiana. La speranza è che nei prossimi lustri, azioni come Ferrari o Moncler possano colmare questo vuoto. E che non si verifichino più abbandoni di potenziali candidati come Luxottica ed Exor.
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