Tabella Rendimenti

Tabella dei Rendimenti (2025)

Con un po’ di ritardo rispetto al solito, è finalmente disponibile l’edizione 2025 della Tabella dei Rendimenti per l’investitore europeo. Chi volesse consultare le edizioni precedenti può farlo tramite l’archivio dedicato.

Per chi si avvicinasse a questo strumento per la prima volta: si tratta di una classifica annuale che copre il periodo dal 2016 al 2025 e mette a confronto 12 asset class fondamentali dei mercati finanziari, ordinate per rendimento, dalla migliore alla peggiore, anno per anno.

Alcune precisazioni metodologiche. La prospettiva adottata è quella di un investitore residente in Italia, con accesso a strumenti azionari, obbligazionari, monetari, fondi, ETF e derivati emessi e/o negoziati nel nostro Paese e denominati in euro. I rendimenti degli asset quotati in valute diverse dall’euro sono pertanto espressi al netto delle variazioni del tasso di cambio.

Tutti i rendimenti sono calcolati in termini di “Total Return”: per gli indici azionari, questo include la variazione dei prezzi e i dividendi; per quelli obbligazionari, la variazione dei prezzi e le cedole. Per materie prime e Bitcoin, in quanto asset privi di rendimento implicito, si considera la sola variazione di prezzo.

Infine, una novità rispetto alle edizioni passate: i rendimenti a 10 anni non sono più calcolati come medie aritmetiche decennali, bensì come rendimenti annualizzati sull’intero periodo.

Legenda di navigazione

Di seguito, le etichette utilizzate nella tabella, con relativo mercato di riferimento e indice benchmark utilizzato per i calcoli.

  • US: Azionario “Large Cap” USA – S&P500
  • EUROPE: Azionario EU – MSCI Europe
  • JAPAN: Azionario Giappone – MSCI Japan
  • ITALY: Azionario Italia – Ftse Mib
  • EM: Azionario paesi emergenti – MSCI Emerging Markets
  • SMALL CAP: Azionario “Small Cap” globale – MSCI World Small Cap
  • BTPs: Obbligazionario Italia – BTP Futures 10 anni + rendimento BTP 10 anni
  • CASH: Mercato monetario europeo – Rendimento a 90 giorni dell’Area Euro
  • REITs: Mercato immobiliare globale – Dow Jones Global Real Estate
  • CMODITY: Materie Prime – Bloomberg Commodity Index
  • GOLD: Oro – Gold Futures
  • BTC/EUR: Bitcoin – Cambio BTC/EUR (da Kraken)

Anno della Diversificazione Azionaria

Per anni il mantra di una crescente maggioranza di consulenti ed esperti del settore è stato: “se non spinge Wall Street, gli altri mercati restano al palo”. Il 2025 ha avuto il merito (o la perfidia, a seconda dei punti di vista) di ribaltare questa convinzione nel modo più netto possibile. Per la prima volta da molti anni, l’azionario USA ha fatto segnare la peggior performance tra i principali benchmark azionari in classifica.

Coloro i quali negli ultimi anni avevano progressivamente ridotto o azzerato l’esposizione internazionale in favore di una concentrazione sempre più marcata sugli Stati Uniti, nel 2025 hanno pagato dazio. Europa, mercati emergenti, singoli paesi come l’Italia: tutto ciò che per anni era stato liquidato come “troppo lento”, “troppo rischioso” o semplicemente “non necessario” si è rivelato la scelta vincente

USA: Anno Difficile

Con un +4,8% in euro, l’S&P500 chiude il 2025 da fanalino di coda tra i mercati azionari presenti in tabella. Un risultato penalizzato in misura rilevante dal fattore valutario, con il dollaro che ha ceduto parecchio terreno contro l’euro nel corso dell’anno, ma non solo. Sul piano dei fondamentali, dopo anni di multipli in espansione e di concentrazione crescente nei titoli tecnologici a mega capitalizzazione, il mercato americano ha mostrato segnali di evidente affaticamento.

Nel lungo periodo, tuttavia, il quadro rimane chiaro: con un rendimento annualizzato del +13,6% a dieci anni, l’S&P500 in euro si conferma il benchmark di riferimento tra l’azionario tradizionale, secondo solo all’oro tra tutti gli asset non speculativi. Sia chiaro, un anno difficile non cancella un decennio di eccellenza. Il 2025 non è una sentenza definitiva sulla fine della supremazia americana. Tuttavia, ci ricorda che nessun trend dura per sempre.

Vola l’Italia

Terzo anno consecutivo di rendimenti elevati per il mercato italiano, che con un +38,5% si conferma nettamente al di sopra della media europea e tra i migliori azionari dell’anno. A chi si chiede come ciò sia stato possibile, una parte della risposta sta nella composizione settoriale dell’indice. Nel 2025 finanziari, utilities ed energetici, i tre settori con il peso maggiore nel FTSE MIB, sono stati tra i più brillanti a livello globale. In questo senso, parte del merito va alla struttura dell’indice più che a una generica riscoperta dell’Italia da parte degli investitori internazionali.

Allo stesso tempo, ci sono elementi più profondi che meritano di essere riconosciuti. I multipli del mercato italiano restano interessanti rispetto agli standard storici e a quelli del mercato americano. I rendimenti da dividendo rimangono consistenti e supportati da una situazione patrimoniale delle aziende sensibilmente migliorata rispetto a un decennio fa. E poi c’è la politica: una ritrovata stabilità, con manovre finanziarie coerenti anno dopo anno, ha contribuito a ridurre il premio per il rischio-Paese agli occhi degli investitori. Anche se, di tanto in tanto, continuano a non mancare le rituali sparacchiate del governo sulle tasse sugli “extra-profitti”, sempre annunciate con grande enfasi e mai davvero materializzate in qualcosa di strutturale. Per fortuna.

L’Oro sul Trono

Il 2025 si chiude con l’oro (+49,3%) in vetta alla classifica annuale, al secondo anno consecutivo da protagonista dopo il già eccezionale +34,6% del 2024. Chi a inizio 2025 avesse indicato il metallo giallo come asset dell’anno, dopo la super performance dei dodici mesi precedenti, sarebbe stato accolto con qualche sorriso di sufficienza. E invece… Le ragioni di questa corsa prolungata sono le più disparate e assai dibattute: acquisti sistematici da parte delle banche centrali di paesi emergenti, tensioni geopolitiche che si moltiplicano come le teste di un’idra, una crescente sfiducia nel dollaro come riserva di valore neutrale, fomo da parte degli investitori al dettaglio. Ragioni diverse, direzione unica.

Qualunque sia la spiegazione prevalente, il risultato a dieci anni è difficile da ignorare. Con un rendimento annualizzato del +14,4%, l’oro ha fatto meglio di qualsiasi indice azionario presente nella Tabella dei Rendimenti, Stati Uniti inclusi. Non è un dato che si concilia facilmente con la narrativa tradizionale che vuole il bene rifugio per eccellenza sì come porto sicuro nelle tempeste, ma anche come roccia improduttiva. Utile nei momenti di crisi, bensì destinato a sottoperformare nel lungo periodo.

Allargando ulteriormente l’orizzonte temporale, il quadro si fa ancora più sorprendente: dal 2000 ad oggi, l’oro ha registrato una performance superiore a quella dell’S&P500, sovvertendo decenni di saggezza convenzionale. Chi lo ha detenuto con pazienza non ha solo ridotto la volatilità del proprio portafoglio; ha anche ottenuto rendimenti che pochi asset possono vantare. Overperformance destinata a perdurare per i prossimi 25 anni? Qualche dubbio al riguardo. Strumento fondamentale per ottenere un adeguato livello di diversificazione? Nessun dubbio.

Bitcoin si conferma: o Primo o Ultimo

Nuovamente, Bitcoin non ha tradito la sua principale vocazione: essere o l’asset migliore o il peggiore dell’anno, senza vie di mezzo. Con un -17,4% chiude all’ultimo posto della Tabella dei Rendimenti del 2025. Va detto che, rispetto ai precedenti anni negativi, il -62,1% del 2022 e il -73% del 2018, si tratta di un calo relativamente contenuto.

In passato, dopo ogni fase ribassista, non sono mai mancati i catalyst a supporto della ripresa. Alcuni erano narrativi, di quelli che è difficile prendere sul serio ma che i mercati abbracciano con entusiasmo: “l’oro digitale”, “la protezione contro l’inflazione”. Altri erano invece più concreti, come l’approvazione degli ETF spot negli Stati Uniti, che ha aperto la porta a una domanda istituzionale strutturale che prima semplicemente non esisteva.

Cosa potrebbe far ripartire Bitcoin oggi? È francamente più difficile da immaginare. Le politiche monetarie globali sono tornate accomodanti. L’S&P500 è ancora vicino ai propri massimi storici. Gli asset rischiosi, in generale, non se la passano male. Eppure Bitcoin si trova a -40% dai propri massimi. Meglio però non sottovalutare la regina delle criptovalute. Finora, chi lo ha fatto se ne è sempre pentito.

In coda, i Soliti Noti

Materie prime (+4,2%), BTPs (+3,7%), cash (+2,2%) e REITs (-2,4%) chiudono anche il 2025 nella parte bassa della Tabella dei Rendimenti. Una posizione che, a guardare la colonna dei dieci anni, sembra quasi la loro casa naturale.

Le commodity continuano a non riuscire a costruire un rendimento strutturale convincente. Ottime nei momenti di stress inflazionistico e per alimentare i titoli catastrofisti di giornali e telegiornali. Sistematicamente deludenti nel lungo periodo. Il loro rendimento annualizzato a dieci anni, +3,1%, racconta da solo la storia.

Le obbligazioni governative italiane (+1,6% annualizzato) e il mercato monetario (+0,7%) chiudono la classifica decennale con rendimenti che, al netto dell’inflazione degli ultimi anni, sono probabilmente negativi in termini reali. I REITs, penalizzati dal lungo ciclo di rialzo dei tassi, faticano a ritrovare smalto anche ora che le banche centrali hanno cambiato rotta.

Per Concludere

Se c’è una lezione che il 2025, e i dieci anni di questa tabella, continua a ribadire con ostinata pazienza, è che i mercati finanziari si divertono a smontare le certezze proprio nel momento in cui sembrano più solide. La supremazia incontrastata di Wall Street, l’oro come asset utile solo nelle crisi, l’Italia come mercato da evitare: narrazioni che negli ultimi anni sono state rimesse in discussione, una dopo l’altra.

Non esistono asset sempre vincenti né sempre perdenti. Esistono cicli, rotazioni, mode passeggere e cambiamenti strutturali. Investitori che hanno fretta e altri che sanno aspettare.

La tabella dei rendimenti non serve a prevedere chi farà meglio il prossimo anno. Serve a ricordare che i mercati sono più imprevedibili di qualsiasi convinzione che ci portiamo dietro. E che un portafoglio ben diversificato non è la resa di chi non sa decidere. È la scelta di chi ha capito che i mercati, prima o poi, sorprendono tutti. Sta a noi farci trovare pronti.


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