Tabella dei Rendimenti (2023)
Dopo aver iniziato a tenerne traccia dal 2022, anche quest’anno è arrivato il momento di aggiornare la tabella dei rendimenti per l’investitore europeo.
12 classi di asset di primaria importanza classificate dalla migliore alla peggiore in base ai rendimenti annuali conseguiti dal 2014 al 2023.
Poiché la prospettiva è quella di un investitore residente in Italia (o più in generale, in un paese della zona Euro), i ritorni percentuali sono calcolati al netto delle variazioni della moneta unica nei confronti delle valute in cui gli assets sono ufficialmente denominati.
Ultima premessa: i rendimenti sono tutti calcolati sulla base del “Total Return”. Quindi, per gli indici azionari, variazione dei prezzi + dividendo. Per quelli obbligazionari, variazione dei prezzi + cedole. Per materie prime e bitcoin, ovvero attività senza un rendimento implicito, la sola variazione dei prezzi.
Legenda di navigazione
Di seguito, le etichette utilizzate nella tabella, con relativo mercato di riferimento e indice benchmark utilizzato per i calcoli.
- US: Azionario “Large Cap” USA – S&P500
- EUROPE: Azionario EU – MSCI Europe
- JAPAN: Azionario Giappone – MSCI Japan
- ITALY: Azionario Italia – Ftse Mib
- EM: Azionario paesi emergenti – MSCI Emerging Markets
- SMALL CAP: Azionario “Small Cap” globale – MSCI World Small Cap
- BTPs: Obbligazionario Italia – BTP Futures 10 anni + rendimento BTP 10 anni
- CASH: Mercato monetario europeo – Rendimento a 90 giorni dell’Area Euro
- REITs: Mercato immobiliare globale – Dow Jones Global Real Estate
- CMODITY: Materie Prime – Bloomberg Commodity Index
- GOLD: Oro – Gold Futures
- BTC/EUR: Bitcoin – Cambio BTC/EUR (da Kraken)
La Tabella dei Rendimenti 2023
Punti Salienti
I Bitcoin passano dall’ultima posizione nel 2022 al primo posto nel 2023. Si ripete l’inizio di un pattern già visto altre volte in questa decade. Un anno di drawdown ampio seguito da tre anni di guadagni enormi. Inutile pensare di aver identificato un trend in questo. Tuttavia, si dimostra ancora una volta la resilienza dell’oro digitale.
Il mercato italiano per la prima volta negli ultimi 10 anni (ma anche da molti di più!) si piazza al primo posto come rendimento tra i principali mercati azionari. Finora le aspettative dei doomers sul post-Draghismo/post governi tecnici in Italia sono state disattese. Il Ftse Mib nel 2023 ha viaggiato a velocità doppia rispetto al resto d’Europa. Come spiegato in “Governo dei Migliori?” è bene non cercare relazioni di causa tra maggioranza politica e rendimenti finanziari.
La liquidità lo scorso anno ha reso il 3,4%. Prima volta in 10 anni con un rendimento significativamente maggiore di 0. Nessuna sorpresa, visto che si tratta di un dato in linea con le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea, in grado di controllare la curva dei tassi sulle brevi scadenze.
In ultimo, dopo il difficile biennio post-Covid in cui sono state il principale driver dell’inflazione, nel 2023 le materie prime sono state l’attività col rendimento peggiore. Le spinte deflazionistiche di lungo periodo sembrano essere tornate in auge.
Osservazioni a 10 anni:
Il rendimento del mercato americano resta inarrivabile rispetto agli altri mercati europei e globali. Negli ultimi 10 anni solo due volte l’Europa ha fatto meglio. Inoltre, in aggregato, si tratta del più lungo periodo di sovraperformance degli USA nei confronti del vecchio continente. Un cambio di regime si ha quando una regione sovraperforma rispetto ad un altra per un periodo cumulato di 12 mesi. Nonostante ci siano stati anni solari in cui l’Europa ha fatto meglio (o meno peggio), ciò non accade da quasi 17 anni! Storicamente, si è sempre osservata una certa ciclicità tra le due zone. Difficile dire se e quando nell’era di Big Tech ciò si verificherà di nuovo. La forza del dollaro ha fatto la sua parte negli ultimi 10 anni. Tuttavia, è di minimo apporto rispetto al gap del 187% che Wall Street ha scavato rispetto a Parigi, Francoforte, Amsterdam, and friends.
La buona notizia per noi? Sullo storico degli ultimi 10 anni il mercato italiano è stato il migliore ex-USA preso in considerazione. Ciò mette in luce un altro elemento: andamento economico e finanziario di un paese non vanno di pari passo. Mentre l’output dei paesi inclusi nell’indice dei mercati emergenti è quasi raddoppiato, l’Italia ha accumulato in 10 anni un misero 10%. Chiaramente, bisogna anche considerare che i titoli del Ftse Mib si presentavano ai blocchi di partenza nel 2014 con delle valutazioni azionarie depresse, culmine di un lustro post-GFC caratterizzato da un sentiment assai negativo.
Golden Touch
Nell’ultima decade, anche l’oro si è silenziosamente rivelato un ottimo investimento. Un solo anno in negativo, il 2017, e di poco. È sorprendente come a 10 anni abbia fatto meglio di diversi indici azionari. Tutto ciò nonostante la forza del dollaro nello stesso periodo, con cui ha tradizionalmente una correlazione inversa. Un metallo, improduttivo ma raro, che continua a esercitare indescrivibile fascino per gli esseri umani e a dimostrare la sua caratteristica di diversificatore di portafogli.
Chi non ha avuto il “golden touch” invece è il settore immobiliare. L’indice globale dei REITs ha reso l’1,5% l’anno nell’ultimo decennio. Una perfromance superiore solo a quella di materie prime e liqidità. Un promemoria per tutti coloro che hanno occhi solo per il mattone e i terreni.
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